Resettiamo il reset – Conclusioni

Scritto da il Dicembre 17, 2021

Conclusioni

(quelle degli autori)

La crisi legata al virus ha esacerbato tutti i problemi preesistenti: disuguaglianze crescenti, senso d’iniquità, divisioni geopolitiche, polarizzazione politica (che razza di problema sarebbe poi questo?), deficit pubblico crescente ed alti livelli di debito (ma non volevano ulteriormente aumentarli?), inefficacie o inesistente governance globale (e ti pareva), finanziarizzazione eccessiva, degrado ambientale. Tutti problemi preesistenti alla pandemia ma dalla stessa esacerbati (154). Se non facciamo nulla la catastrofe sarà inevitabile, per questo bisogna mettere in moto il Grande Reset. Non è un desiderio ma un’assoluta necessità. Se non lo faremo allora si rischia che ci saranno conflitti o addirittura rivoluzioni (ecco cosa li spaventa davvero!) ad imporre il reset. Per l’ennesima volta la pandemia è un’opportunità (155). Questa litania della necessità si ripete anche per tutto il paragrafo successivo che riporto integralmente in nota senza soffermarmici (156). Qualcuno potrebbe obiettare che anche in passato l’umanità ha dovuto affrontare crisi e pandemie ma alla fine ne è sempre uscita e ce la farà anche stavolta. In fondo, il mondo oggi è migliore di quello di una volta. Se da un alto questo è vero, dall’altro non può essere usato come scusa per non far nulla per aggiustare tutti i mali che tuttora lo affliggono (157). Il prerequisito per un reset efficace è una maggiore cooperazione tra nazioni (si legga governance mondiale) (158). L’essenza del grande reset sta nel rimpiazzare idee, istituzioni (anche queste, ndr), processi e regole che hanno fallito con nuove più aderenti con i bisogni correnti e futuri (159). Questo è ciò che la gente chiede (160). Siamo di fronte ad un bivio, dobbiamo saper prendere la strada giusta (161).

 

Conclusioni

(le mie personali)

Il libro è talmente pieno di incongruenze, contraddizioni e amenità varie, peraltro già messe in luce nei commenti ai vari capitoli, che viene da chiedersi un paio di cosette: la prima, sono per caso una coppia di deficienti? Sicuramente Schwab non lo è, per Malleret non garantisco. Erano sotto effetto di sostanze psicotrope quando hanno scritto il libro? Di nuovo, mi sento di poter scartare questa ipotesi per quel che riguarda Schwab e di nuovo non garantisco per Malleret (con quella faccia non si sa mai). Quindi? Di che si tratta, cosa vuole essere quel libro? E’ evidente, almeno a me, che non di un’analisi precisa, dettagliata e puntuale si tratta, per via di tutto quel che ho sottolineato durante i commenti, e quindi non resta che una sola altra opzione: si tratta di un’agenda. I destinatari dei “compiti a casa” non siamo noi, poveri, miseri, comuni esseri umani, bensì quelli che contano e prendono le decisioni, e cioè potenti e governanti della parte ricca del mondo. Prove ne siano l’ostentata scarsissima attenzione al terzo mondo dalle problematiche affrontate nel libro e l’adesione entusiastica di Ursula Von Der Leyen al reset, ribadita per altro nel briefing di gennaio 2021 in teleconferenza col Forum Economico Mondiale (World Economic Forum) (162). Spicca, tra le altre cose dette, il “nuovo modello di relazioni pubblico privato” che si sarebbe messo in campo nell’UE in seguito alla vicenda dei vaccini. Peccato che sappiamo tutti com’è finita, con contenziosi che rischiano di trascinarsi in tribunale per dosi già pagate e mai consegnate. Intendiamoci, le questioni poste nel libro sono tutte reali e attualissime, casomai sono le soluzioni che non convincono. Non vi è dubbio che dovremo affrontare una recessione economica di proporzioni apocalittiche, con masse sterminate di disoccupati che mai verranno riassorbiti dallo sviluppo delle tecnologie o dalla green economy,  così come non vi è dubbio che abbiamo una crisi ambientale gravissima da affrontare ed un’umanità malata ed avvelenata, perfino nell’anima, da venefici effluvi di paura seminati a piene mani, nonostante l’evidenza di una pandemia gonfiata a dismisura (163), di cui prendersi cura nel prossimo futuro. Ma sul piano delle soluzioni davvero non ci siamo. Del resto lo dicono gli autori stessi, o farete quel che diciamo oppure vi troverete a fare i conti con disordini sociali di tale entità da mettere comunque la parola fine all’ordine sociale (aggiungo alla piramide sociale) che abbiamo conosciuto finora. Per questo si dichiara deceduto il paziente, peraltro già gravemente malato, chiamato neoliberismo. Ma anche l’apparente neokeynesiana proposta che emerge dal libro appare debole, finanziare cioé la ricostruzione ed il welfare necessario per mantenere l’ordine sociale attraverso un colossale aumento del debito pubblico finanziato dalle banche centrali pagato con una valuta elettronica svincolata dall’andamento delle valute attualmente esistenti (ma vincolato a cosa quindi? Ai capricci delle banche centrali?). A me sembra talmente chiaro ed evidente che si tratta di un tentativo, forse estremo almeno a detta di alcuni, di salvare il capitalismo dalle sue stesse macerie che mi meraviglio come non se ne siano accorti tutti. In altre parole, secondo gli autori, se si vuole salvare l’attuale gerarchia in campo sociale non rimane altra scelta che elargire qualche contentino qua e là e rinunciare ad una piccola parte dei privilegi di cui hanno goduto finora in cambio del mantenimento della pace sociale. Per realizzare tutto questo sono necessari alcuni passaggi preliminari: primo punto, l’esistenza di un’emergenza che giustifichi scelte fortemente limitanti la libertà personale. Si spiega così il dispiegarsi di misure che polverizzano ogni forma di legame sociale, addirittura tra parenti stretti, come il distanziamento imposto praticamente quasi dappertutto, almeno nel primo mondo. Misure di questo tipo, accompagnate da telelavoro ecc, sono destinate ad essere strutturali e non solo temporanee, magari in forma più mite, come onestamente ci dicono gli autori, naturalmente al fine di limitare i contatti e quindi le possibilità di trasmettere malattie. Del resto i nostri due amici non saranno comunisti ma sanno bene cosa sia la lotta di classe e sanno altrettanto bene che se i dominanti vogliono continuare a dominare bene sarà per loro ridurre al minimo la possibilità che i lavoratori si organizzino in qualche modo ed elevino pretese. Tenerli fisicamente distanziati l’uno dall’altro ha esattamente lo stesso effetto che avrebbe togliere l’acqua ai pesci; se il collega non lo vedo più, non lo incontro più, non mi ci confronto più e magari neanche lo conosco allora sarà molto ma molto difficile che a qualcuno venga in mente di organizzare scioperi e proteste. Se poi l’emergenza sanitaria non dovesse essere sufficiente ecco che un ulteriore argomento per limitare al minimo spostamenti e contatti tra persone lo offre l’emergenza climatica; statevene a casa così non andate in giro ad inquinare con le vostre automobili. Secondo punto, il governo mondiale. Non credo di pensare male se mi viene il sospetto che mai un simile governo sarà eletto da nessuno, anzi è probabile che nemmeno da politici sarà formato perché, è cosa risaputa, per fare fronte alle emergenze servono i tecnici e non i politici. Quindi, con ogni probabilità, assisteremo alla nascita di un qualcosa di più simile al CTS nostrano piuttosto che al consiglio dei ministri. Tecnici di vario ordine e grado nominati sì la prima volta dai governi, ma poi autonomi dagli stessi e che non dovranno rispondere a nessuno di coloro che li hanno incaricati del loro operato. In questo senso, il dogmatismo pseudoscientifico che ha invaso le nostre case negli ultimi mesi è probabilmente l’antipasto di quel che ci aspetta in futuro, laddove ogni voce fuori dal coro ed ogni forma di dissenso sarà tacitata al grido di “lo dicono gli esperti”. Si rischia cioè una deriva tecnocratica ademocratica (non antidemocratica, questi non avranno bisogno di annullare elezioni o imporre dittature per decidere) nella quale persino le opinioni non esisteranno più. Che poi di chi saranno amici questi tecnocrati del futuro non è difficile da immaginare. In sostanza, il Great Reset è una gigantesca macchinazione finalizzata a trasformare completamente ed in profondità le nostre società e quindi le nostre vite. Per questo viene ripetuto fino all’ossessione in tutto il libro il ritornello della pandemia come opportunità che non può in alcun modo non essere colta. Sono talmente insistenti che se a qualcuno sorgono strani sospetti non mi sento di dargli del tutto torto. Sia detto per inciso, già nel 2017 il CEPI, organismo come già detto creato a Davos, ha pubblicato articoli che predicono future pandemie ed anticipano i vaccini come unica strategia per contenerle e neutralizzarle (164). Ma c’è un altro tema ricorrente nel libro, meno strillato del precedente ma non meno importante per la riuscita di tutto il progetto: la paura. Paura del virus, paura del contagio, paura del futuro, paura per i cambiamenti climatici, della disoccupazione ecc ecc. La paura com’è noto paralizza, isola le persone e addirittura, in questo caso, per molti il prossimo è diventato fonte di pericolo costante, meglio quindi evitare qualsiasi contatto ed isolarsi. In questo contesto ogni opzione che possa essere vista come salvifica rischia di essere ben accetta o addirittura quasi implorata, costi quel che costi. Per questo il reset può farcela, perché in sostanza lo stiamo permettendo noi. Ma potrebbe anche non farcela ed alcuni segnali fanno ben sperare. Il più significativo è senz’altro l’annullamento dell’incontro annuale del Forum Economico Mondiale che quest’anno avrebbe dovuto tenersi a Singapore e non a Davos come al solito. Perché l’hanno annullato? Forse il bilancio non è poi così aderente alle attese come si aspettavano e infatti scricchiolii se ne vedono tanti in giro, anche se pochi qui da noi. Peccato però, mi sarebbe piaciuto ascoltare l’aggiornamento di Ursula sul funzionamento del nuovo modello di relazione pubblico – privato, vorrà dire che sarà per un’altra volta. Altro punto critico, diversi paesi, alcuni dei quali molto importanti come ad esempio la Russia, sembra non vogliano proprio saperne di allinearsi al reset. Terzo, il terzo mondo, o almeno parte di esso, perennemente escluso dai circoli che contano, stavolta sembra voler procedere per conto suo, sopratutto in Africa. Diversi paesi si stanno autonomizzando anche dal fabbisogno e dalla dipendenza dall’occidente per quel che riguarda la fornitura di farmaci e non sono pochi i casi di stati che hanno rifiutato i vaccini preferendo ricorrere, udite udite, alle medicine tradizionali peraltro spesso con ottimi risultati. Tutto questo però non può e non deve spingerci a fare da spettatori passivi, i problemi ci sono tutti e necessitano di urgenti soluzioni. Economia ed ambiente, in prima battuta, non possono certo permettersi tempi biblici e sopratutto inerzia, anche perché si rischierebbe di sgombrare il campo da qualsiasi soluzione diversa ed alternativa all’orrendo disegno distopico del Great Reset. Del resto la traccia ce la forniscono proprio loro, Schwab e Malleret, quando dichiarano che sono suonate le campane a morto per il neoliberismo. A questo punto prendiamo coraggio e spingiamoci un po’ più in là, facciamole suonare per il capitalismo in tutte le sue forme queste campane a morto, del resto è stato proprio questo sistema economico ad aver prodotto le grandi ingiustizie e gli enormi problemi che abbiamo sotto gli occhi. Smontiamo il Grande Reset pezzo a pezzo, a partire dal governo mondiale e sostituiamolo con la democrazia diffusa, necessità non più procrastinabile come ho già avuto modo di scrivere in un articolo ospitatomi da Transform-Italia (165). Ma possiamo fare molto di più e sopratutto osare molto di più: per la prima volta nella storia e proprio grazie allo sviluppo tecnologico che il capitalismo ha prodotto, ci troviamo di fronte alla possibilità di liberare l’uomo dalla necessità di produrre a tutti i costi, affrancandolo dal”alienante relazione con la produzione che il lavoro salariato porta con sé. Possiamo farlo se vogliamo e aggiungo che dobbiamo farlo se non vogliamo il futuro che il libro prefigura. Resettiamo il reset pertanto, provarci non costa nulla.

 

N.B: tutte le note ad eccezione di: 1, 162, 164 e 165 sono brani copiati ed incollati dal testo originale inglese, pertanto chi lo avesse già letto oppure intenda farlo può tranquillamente omettere di andarle a vedere.

 

P.S.: mentre scrivevo queste righe Klaus Scwab ha reso nota tramite video un’altra profezia: ci sarà una cyberpandemia che renderà la crisi prodotta dal Covid-19 (parole sue) un piccolo disturbo. Di nuovo, si tratta di una grande opportunità per un governo mondiale. Ora, o quest’uomo è un profeta di tale portata da far impallidire Nostradamus oppure ha accesso ad informazioni alle quali tutti gli altri non hanno accesso. In questo secondo caso ulteriori ombre di sospetto si getterebbero su di lui.

 

Paolo OspiciResettiamo il Reset Conclusioni

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